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Storia

I primi insediamenti documentabili nel territorio di Mortara risalgono al 1600 a.C. ad opera dei Levi Liguri; dopo una probabile invasione etrusca, della quale non si hanno ritrovamenti, essi subirono una sconfitta ad opera del popolo Gallo-Celtico dei Sallii, che si insediarono nel luogo della loro vittoria, imponendogli il nome di Montier. Nome latinizzato poi in Mortara dai successivi dominatori, i Romani.

Nel I secolo a.C. ha inizio la romanizzazione del territorio, favorita dalla costruzione della strada che da Roma conduceva alle Gallie e che attraversava tutta la zona, da Pavia a Cozzo. Testimonianza di questo periodo è un miliare romano di epoca costantiniana sito nel centro cittadino, presso la parete esterna della basilica di San Lorenzo.

Dopo la caduta dell'Impero Romano, la regione passa sotto il dominio dei Longobardi che fondarono, nei pressi di Mortara, una residenza di caccia denominata Pulchra Silva: presso questa residenza, situata nei dintorni dell'attuale Abbazia di Sant'Albino, il 12 ottobre 773, Carlo Magno, re dei Franchi, sconfisse Desiderio, ultimo sovrano longobardo, in una sanguinosissima battaglia. Secondo la tradizione poetica i morti furono ben 70.000 e il luogo della battaglia prese il nome di Mortis Ara (altare della morte). A questo avvenimento si riferisce anche la vicenda di Amico e Amelio, due cavalieri franchi periti nella battaglia e seppelliti in due chiese diverse, ma ritrovati il giorno successivo nello stesso sepolcro: uniti nella morte, com'erano stati uniti nella vita. Il luogo della loro sepoltura, divenuto in seguito Abbazia di Sant'Albino, era considerato un santuario, frequentato soprattutto da pellegrini francesi che venivano a pregare sulle tombe di Amico e Amelio, di cui parlavano le de geste, favoriti dal fatto che Sant'Albino si trovava sul percorso della via Fracigena.

Sempre a Mortara si trovava anche un'altra importante Abbazia, anch'essa visitata dai pellegrini diretti verso Roma e la Terra Santa, quella di Santa Croce: sorta per donazione di un certo Adamo, nobile del posto, consacrata da Papa Urbano II, divenne sede dell'ordine Mortariense, che per 350 anni fu uno dei più famosi d'Italia, estendendo la propria giurisdizione su numerose chiese, compresa la celebre San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia.

La tomba dei due cavalieri, santificati dalla Chiesa, diviene meta di pellegrini che percorrono la via Francigena e che trovano ospitalità presso il monastero dei Mortariensi di Santa Croce. Quest’ordine è uno dei più importanti nel Medioevo e controlla numerose chiese, tra cui la celebre San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia. Nel Rinascimento Mortara attraversa una fase di sviluppo: luogo di caccia e di svago per i Visconti prima e gli Sforza poi, si arricchisce di edifici artisticamente importanti, come la basilica di San Lorenzo e il santuario della Madonna del Campo.

Dopo le invasioni Ungare e l'affermarsi del sistema feudale, Mortara si trasformò in un borgo fortificato, difeso da mura e da un fossato; il suo territorio, agli inizi del dodicesimo secolo, appare ai confini tra il comitato di Lomello e quello di Novara ed anche la comunità ecclesiastica appare divisa tra due diverse diocesi, quella di Pavia e quella di Novara.

Nel '400 fu residenza di svago e caccia con i Visconti e gli Sforza.

Tra il 1525 e il 1713 la Lomellina è sottoposta al dominio spagnolo: una guarnigione presidia la città, che viene cinta da un nuovo sistema murario. Conquistata nel 1706 dai Savoia, viene annessa allo Stato Sabaudo e l’anno successivo è elevata al rango di Città capoluogo della provincia di Lomellina, titolo che mantenne fino all'unità d'Italia.

Nel 1818 diviene capoluogo della Provincia di Lomellina e fino all’unità d’Italia conosce un periodo di notevole sviluppo. Vengono costruite nuove strade, il teatro, numerosi palazzi; la città diventa un punto di riferimento per le attività economiche dell’area, in particolare agricole. Durante il Risorgimento italiano Mortara è luogo di scontri tra Piemontesi e Austriaci e molti sono i cittadini che prendono parte alla lotta per l’indipendenza. Dopo l’Unità d’Italia, Mortara diviene un importante nodo di comunicazione e continua il suo sviluppo agricolo e commerciale, anche se perde la funzione di capoluogo di Provincia. I primi anni del Novecento sono caratterizzati da dure lotte sociali, che attraversano le campagne, e che vedono la formazione di forze politiche e sindacali ispirate prima al socialismo, poi al fascismo, infine al comunismo.

 

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