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| Basilica di San Lorenzo.
In stile gotico, con la facciata in cotto, venne costruita tra il 1375 e il 1380 da Bartolino da Novara e ritoccata nel 1840 e nel 1916.
I due tondi esterni della porta principale sono d'epoca quattrocentesca. Nelle lesene i ritratti dei santi Albino, Amico ed Amelio sono riproduzioni ottocentesche da un polittico quattrocentesco di Paolo da Brescia, già nella chiesa di Sant'Albino e attualmente conservato alla pinacoteca sabauda di Torino. |
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| L'interno è ricchissimo
di capolavori artistici.
Da destra entrando:
- nella prima campata si trova un affresco del quindicesimo secolo raffigurante
la Vergine con il Bambino;
- nella seconda campata Madonna tra i santi Rocco e Sebastiano, tavola
del 1524 attribuita a Gaudenzio Ferrari.
Prima cappella: al centro la
tavola di Bernardino Lanino, firmata e datata 1578, raffigurante la madonna
del Rosario, cui fanno da corona 15 tavolette dello stesso autore illustranti
15 misteri del Rosario. Completano l'ancona cinque tele attribuite ai
Procaccino raffiguranti l'Arcangelo, l'Annunciata, la fuga in Egitto,
il riposo della Sacra Famiglia e la Gloria del Paradiso.
Seconda cappella: voluta dalla
famiglia Tignosi, ha come pala d'altare una grande tavola di G. B. Crespi
detto il Cerano, firmata e datata 1610, raffigurante la crocifissione
con i Santi Ambrogio, Lorenzo e Maria Maddalena.
Navata di sinistra.
Prima cappella: superbo presepe
ligneo popolato da circa 80 figure in bassorilievo degli inizi del quindicesimo
secolo, opera di Lorenzo da Mortara e considerato uno dei capisaldi della
scultura lignea lombarda del Rinascimento. Ai lati San Carlo Orante e
Sant'Anna con la Vergine, attribuiti al Morazzone.
Seconda cappella: polittico quattrocentesco
su tavola a sei scomparti opera di A. De Mulini. |
| Abbazia di S. Croce
Fondata, secondo la tradizione, nel 1080 fuori dalle mura del borgo,
sotto gli auspici di Papa Gregorio VII, venne ricostruita all'interno
della cinta urbana nel 1596 sul disegno di Pellegrino Tibaldi. I pesanti
restauri degli anni sessanta hanno di molto modificato la facciata ed
anche l'interno, ad unica navata con cappelle laterali, ha perduto l'originalità del
progetto del Tibaldi. |
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Nella
lesena che divide la prima dalla seconda cappella di sinistra è infisso
lo stampo del piede del Redentore in marmo di Carrara, reliquia proveniente
dall'antica Abbazia e, secondo la tradizione, risalente al tempo delle
crociate.
Notevole nella terza cappella di destra l'Adorazione dei Magi
eseguita nel 1533 da Bernardino Lanino e recentemente restaurata.
Nella
quarta cappella si può notare San Michele nell'atto di atterrare
il demonio di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.
Nella controfacciata
ci sono due tempere su tela del 1545 raffiguranti l'Annunciata e l'Arcangelo
Gabriele, attribuite al pittore vigevanese Bernardino Ferrari.
Nella quarta
cappella di sinistra Madonna con Bambino e Santi di scuola veneta del
sedicesimo secolo ed un affresco del quindicesimo secolo raffigurante
Sant'Agostino.
L'Abbazia fu culla dell'ordine Mortariense, un ordine monastico che ebbe
grande influenza e vaste diramazioni in tutta l'Italia settentrionale
e che rimase in vita fino al 1449.
A lato del Abbazia, si trova il palazzo Lateranense (1573) che ospitò nei
secoli grandi personaggi e che fu per un semestre sede della Centrale
Repubblica Lomellina.
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| Abbazia di
Sant'Albino
Sorge alla periferia della città, lungo la strada statale 494,
nel luogo che secondo la tradizione fu teatro della cruenta battaglia
nel 773 tra l'esercito franco di Carlo Magno e quella dei Longobardi
guidati dal loro Re Desiderio. Nella mischia che causò la disfatta
dei Longobardi e un grande numero di morti, caddero due paladini di Carlo
Magno, Amelio d'Alvernia e Amico di Beyre, la cui morte ispirò molte
canzoni di gesta francesi. |
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Considerata una delle chiese matrici cristiane
del Lomellina del V secolo, venne dotata nel 774 di un collegio canonicale
dal celebre abate Alcuino Albino.
Nel medioevo per i pellegrini provenienti dalla Britannia e dalla Francia
e diretti a Roma, Sant'Albino rappresentava un'obbligata tappa spirituale.
Lo stile architettonico nasce da un originale accostamento fra lo stile
romanico, ben riconoscibile nell'abside, e lo stile rinascimentale che è evidente
nella facciata e nella navata. Sul lato sud del portico che completa la
facciata è addossato un fabbricato rurale, forse parte dell'antico
convento, oggi ormai in gran parte diroccato.
Sul fianco destro della chiesetta i resti del chiostro, a loggiato in muratura
con architravi in legno e con una finestra gotica trecentesca a motivi
agresti; sul fianco sinistro una testa di fontanile circondata da lussureggiante
vegetazione. Interno: nella parte destra tre affreschi eseguiti nel 1410
da Giovanni da Milano e raffigurati Sant'Antonio Abate, il Battesimo
di Gesù e
Madonna in trono con Sant'Albino, Jacopo, Sant'Agostino e il committente.
Accanto a quest'affresco si notano i segni che i pellegrini incisero sui
mattoni per ricordare il loro passaggio: la più antica data leggibile
risale all'anno 1100. Un altro affresco di anonimo si trova sulla parte
sinistra del presbiterio e raffigura una Madonna con Bambino e Santi.
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| Santuario di Santa Maria del Campo
A circa 2 km ad ovest e di Mortara, in prossimità della strada
per Novara, sorge in fondo ad una piazzetta nel centro del borgo rurale
che da essa prende il nome. Documenti ne attestano l'esistenza fin dal
1145; dell'edificio originario rimangono tracce nelle colonne del tiburio
e di in alcuni tratti della muratura. La facciata ripete le linee longobardo-gotiche
delle chiese a sala, tipiche della Lomellina. |
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L'interno è molto
semplice, ma di suggestiva eleganza. Otto nicchioni, quattro per lato,
danno movimento all'unica navata e fungono da cappelle: in essi, affreschi
di varie epoche tra cui una Madonna del Rosario con San Rocco e San Domenico
del quindicesimo secolo ed una Pietà deteriorata attribuita al Cerano.
Notevole l'affresco che fa da pala all'altare maggiore, raffigurante una
Madonna del latte, eseguito intorno al 1514 dal pittore Tommasino da Mortara.
Intorno ad esso il Cerano affrescò una Gloria di angeli musicanti
giuntaci purtroppo in parte mutilata dal settecentesco inserimento di una
cornice in marmo a far da contorno all'immagine della Madonna, considerata
miracolosa.
Nella cappella maggiore due statue raffiguranti San Domenico
e San Giovanni Battista, attribuiti al Cerano.
Sull'arco trionfale che divide la navata del presbiterio il pittore Ferdinando
Bialetti affrescò nel 1916 la battaglia carolingia di Mortara, combattuta
nel 773. |
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